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Minoranza "braccata": invitata a uscire. E la regia del "pressing" è al Nazareno

Non sono un caso, e non si fermano gli avvisi di sfratto diretti ai riformisti del Pd. Il partito è una polveriera e le divisioni sul referendum-giustizia sono solo il "provvidenziale" terreno di uno scontro che minaccia di esacerbarsi, mentre la segretaria, Elly Schlein, va avanti nel suo progetto, insieme inflessibile e confuso: liquidare l'idea fondativa del Pd (l'incontro "socialisti"- cattolici) e costruire una "Italia insoumise" sul modello francese, o ancora una proposta alla Zohran Mamdani sindaco di New York; insomma una sinistra non di governo, che i riformisti non li vuole, non li riconosce nemmeno come opposizione interna. Il disegno, insomma, sarebbe marginalizzarli, premere per fare in modo che se ne vadano. E sarebbe direttamente riconducibile a Elly Schlein e al suo stretto entourage.

Il nome che si fa è quello della coordinatrice della segreteria, Marta Bonafoni, consigliera regionale al terzo mandato, nata politicamente in una sinistra (ex) vendoliana. "L'ascendente che esercita sulla segretaria è proprio quello che le viene dalla sua purezza ideologica di femminista radicale, cosa che per la Schlein costituisce un valore in sé" confida un dem romano. Bonafoni era stata eletta in Regione aderendo, appunto, al gruppo Sel. Sodale di Massimiliano Smeriglio poi messasi "in proprio" e radicatasi a Roma, ha fondato un movimento conoscendo sul campo Elly tanto da organizzare l'evento in cui Schlein ha annunciato la sua candidatura e tanto da diventare braccio destro e voce romana della segretaria. Come Elly, quindi, non è una "nativa dem" e incarna perfettamente una sinistra tutta Cgil, Anpi, Arci e ovviamente "pro Pal" - che non sa che farsene dei riformisti.