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Il dem Ricciardi sbaglia tutto sui poteri del Quirinale. Gabanelli da matita blu
Ci sono quelli che ammettono di non averci capito niente, e per questo votano No. Ci sono quelli che credono di avere capito, e per questo votano No anche loro: peccato che non abbiano capito. Quelli che vanno nelle scuole a spiegare cose che non hanno capito. Ci sono quelli che si mostrano equidistanti, e si candidano a fornire agli incerti una spiegazione obiettiva: ma anche loro forse non hanno capito proprio tutto. E così nel dibattito sempre più rovente sul referendum fa irruzione un campionario di prese di posizione contro la riforma della giustizia in cui anche per il più meticoloso dei lettori diventa difficile cavare una indicazione sensata per mettere la croce sulla casella giusta.
La più esplicita nell'ammettere di non raccapezzarsi è stata Fiorella Mannoia, volto di prima fila nel parterre di gente dello spettacolo arruolata nel fronte del No. Dopo avere spiegato al mondo che (chissà perché) "votare No è femminista", la Mannoia ammette però di non essere all'altezza di dare un voto consapevole: "È sbagliato proprio il concetto che noi si debba decidere, noi cittadini, su cambiare sette articoli della Costituzione. Ma io che cosa ne posso sapere?". Conclusione: "Io voto No perché non ci capisco, non lo voglio sapere. Io voto No perché ho paura di sbagliare". Alla sincerità della cantante fa contraltare, sempre nel fronte anti-riforma, il partito di quelli che votano No perché hanno capito male. Partito anch'esso affollato dove brilla la stella di Toni Ricciardi, deputato del Partito democratico, che denuncia "togliere al Presidente della Repubblica la presidenza del Csm significa dare alla politica il controllo della magistratura": mettendo in imbarazzo anche i suoi compagni di partito, che sanno bene che entrambi i Csm previsti dalla riforma saranno presieduti dal Capo dello Stato.






