BOXBERG – A trazione posteriore e a zero emissioni, ma non acustiche. La Ligier Js2 H2e, il prototipo a idrogeno sviluppato congiuntamente dal costruttore transalpino e dalla divisione Engineering della multinazionale tedesca Bosch, fa rumore. Eccome se ne fa. All'ultima 24h di Le Mans era stata la “damigella d'onore” in pista, ma il suo debutto nella competizioni è sempre più vicino. Sul circuito di prova di Boxberg, in Germania, la Bosch ha chiamato un numero limitatissimo di testate per farla vivere anche da dentro l'abitacolo.
Che è quello di una vettura da competizione (occorre fare della ginnastica per salire e scendere). Le sue prestazioni sono sempre più interessanti: fino a quasi 290 orari di velocità massima, 602 Cv di potenza e 680 Nm di coppia. È un bolide “work in progress”, come spiegano dal circuito di prova ricavato da una ex base militare che si trova un centinaio di chilometri a nord del quartier generale della Bosch, a Stoccarda. È un prototipo unico che così com'è vale alcuni milioni di euro, anche se l'obiettivo è quello di rendere accessibile un'auto simile. Naturalmente è già più sostenibile dal punto di vista ambientale.
L'idrogeno viene impiegato come combustibile per alimentare un motore V6 da 3.0 litri dal quale gli ingegneri contano di poter ricavare ancora molto altro. Ad esempio almeno un 20% di potenza in più rispetto ad una analoga unità a benzina. Solo con emissioni decisamente più contenute e potenzialmente quasi azzerabili: «No impact emission reachable», informa Bosch Engineering. Le Nox sono attualmente pari a 21 mg/km, ovvero già un terzo della soglia Euro7, quelle di Nh3 (ammoniaca) sono circa un quarto (5,6 contro 20 mg/km), mentre quelle di Co2 sono sostanzialmente già nulle (0,8 g/km, inclusi gli 0,7 presenti nell'aria, contro i 262 g/km di un analogo veicolo a benzina). Il bolide a idrogeno pesa 1.450 kg, ma la Bosch Engineering conta di poterne limare almeno qualche centinaio perché finora sono stati adottati quasi solo componenti standard.







