TREVISO - «Per me essere qui è come tornare a casa, anche se manco da tempo mi sembra tutto familiare». Diane Grunewald Horowitz lo afferma nel cortometraggio dedicato alla sua vicenda e lo ribadisce anche dal vivo. Classe 1938, a cinque anni, nel 1943 fu ospitata sotto mentite spoglie, insieme alla madre Esther Bergman, da una famiglia di agricoltori di Pezzan di Carbonera. Le due donne furono così salvate: essendo ebree, se catturate dai nazisti, il loro destino sarebbe stato segnato, come quello del padre e marito, deportato e morto ad Auschwitz. A 87 anni, la signora Diane è tornata a Treviso dalla Florida, dove vive, a un paio d'anni dal precedente viaggio, per reincontrare Giacomo Campagnolo, l'ultimo superstite dei figli della famiglia Campagnolo che l'aveva accolta.
Nell'occasione, ieri è stata protagonista anche di un incontro pubblico, promosso dall'Istresco. «Ricordo tutto: stavo a guardare i gatti e i cani, andavo a passeggio con le oche. E una volta alla settimana andavo a piedi in città», dice con un pizzico di commozione. Il giudizio sull'attualità è altrettanto lucido: «Ricordare è molto importante. Specie per i giovani: spesso purtroppo sanno poco su quel periodo. Se sono preoccupata per un possibile ritorno dell'antisemitismo? Certamente, temo possa succedere di nuovo. Anzi, sta già succedendo».






