Il messaggio che riempie un vuoto durato 46 anni appare sullo schermo del telefono un giorno di marzo: «Figlia, sono io tua mamma». Adelia Mereu, nella sua casa di Lesmo, in Brianza, resiste alle lacrime pochi istanti e poi scoppia in un pianto di commozione che contagia tutta la sua famiglia. Chi le scrive è una donna di Hualpen, Cile, una cittadina di 100 mila abitanti affacciata sul Pacifico, 500 chilometri a sud della capitale Santiago. Si chiama Maria Veronica Soto Toro, 63 anni: la donna che nel 1979, quando aveva 17 anni, l’ha messa al mondo assieme alla sorella gemella Maria Beatrice, che oggi vive sulla costa laziale, ad Anzio. Sua madre naturale, di cui non aveva mai saputo nulla. Una mamma che non si è mai arresa all’idea di incontrare le due gemelle di pochi mesi, portatele via in una clinica, senza che lei potesse opporsi.

Due «figlie del silenzio», come quelle centinaia di bambini adottati illegalmente tra fine degli anni settanta e l’inizio degli anni ottanta nel Cile di Pinochet. Sottratti a famiglie povere, grazie anche alla complicità di medici, ostetrici e infermieri, e finiti in Europa, in particolar modo in Sardegna.