Cosa rende una Kelly (o una Jackie, o una 2.55) un classico senza tempo? Una guida elenca le it bag definitive e spiega perché non conoscono crisi
di Francesca Reboli
"Abbiamo tutto qui, compresa la più grande collezione al mondo di borse Hermès di seconda mano", dice Sarah Davis, fondatrice di Fashionphile, uno dei più accreditati reseller internazionali del lusso. Dal 1999, quando era ancora una studentessa di giurisprudenza, con un’intuizione capace di anticipare di oltre due decenni la mania dell’usato di lusso, Davis ha costruito il suo successo sulla rivendita di accessori pre-loved. "All’epoca era difficile schivare le truffe nel second-hand", così Davis insegnava le regole per distinguere le borse autentiche dai falsi su eBay. Oggi, nella sede di New York, Fashionphile ha un archivio di 60 mila metri quadrati che custodisce 40 mila articoli, con un giro d’affari che cresce del 50 per cento all’anno. Il colpo di genio è stato cogliere, proprio mentre nasceva, la natura pop e universale delle it bag, oggetti capaci di racchiudere lo spirito del tempo. Per meritarsi il prefisso “it”, una borsa deve possedere un’alchimia complessa, che mescola design, storytelling e tempismo culturale.






