«In fondo la più grande donna del vino è la terra. Non dobbiamo dimenticarlo mai». Le donne stanno trasformando il vino italiano. In Euro, Dollari, Yen. Se pure la presenza femminile è minoritaria in cantina, con un 14%, assume un ruolo dominante nelle posizioni più vicine al consumatore. Nelle cantine è donna l'80% di chi fa marketing e comunicazione, 51% chi si occupa della parte commerciale, 76% chi cura l'enoturismo. Ma soprattutto con un importante 55% le consumatrici di vino hanno superato i consumatori maschi.

I dati (che si riferiscono a un paio di anni fa e potrebbero essere aggiornati probabilmente al rialzo) sono compresi nella prefazione che Donatella Cinelli Colombini, presidente nazionale dell'associazione Donne del Vino, ha scritto per «Donne, vino e leadership» di Barbara Sgarzi (ed. Il sole24 ore), uno dei primi testi che lascia a casa lo stupore e lo storytelling e si concentra sulla forza e sociale del nuovo truppone di produttrici, wine writer, comunicatrici e sommelier. Ed è per raccontare questo fenomeno che la famiglia Paladin ha voluto chiudere Life in Rosé, il progetto che con Bosco del Merlo sostiene la campagna di promozione di Lilt (Lega Italiana Lotta ai Tumori) con una tavola rotonda dal titolo "LEI: Legami, Empowerment, Impresa Storie di donne, vino e connessioni". «Con il Prosecco Rosé Doc e il Pinot Grigio Rosé Doc delle Venezie supportiamo dal 2018 la Lilt afferma Martina Paladin, terza generazione di produttori un progetto che ogni anno ci permette di dare il nostro piccolo contributo all'immenso lavoro che i volontari svolgono nella prevenzione e nella cura del tumore al seno».