“Quanto è alto e profondo in realtà, secondo voi, il soffitto a volta del Saloncello che state ammirando, sfondato da un dipinto a tromp l’oeil con balaustrate sorrette da telamoni e archi ogivali che delimitano una finta lanterna simulante con false finestre un’apertura centrale sull’esterno?” domanda l’audioguida ai turisti incantati, a bocca aperta e col naso all’insù, intenti a osservare una delle dieci sale, scaldata da un prepotente camino, in cui è articolato il percorso museale ritagliato nello straordinario Palazzo Salis di Tirano. La cui storia è un intrigante sudoku nobiliare e geo-politicamente transnazionale.
La risposta corretta al quiz è svelata dalla contessa Paola Sertoli-Salis avvenente erede e proprietaria col consorte del palazzo più dirompente, importante e blasonato della Valtellina: “…solo 72 centimetri, anche se per il suo effetto fuorviante pare di oltre 200 cm, cioè due metri; e grazie all’abilità delle maestranze locali che nella seconda metà del Seicento, emuli delle prospettive illusionistiche anticipate da Bramante nel coro di Santa Maria presso San Satiro a Milano, hanno creato un capolavoro quadruplicandone l’effetto illusionistico”. Proprio nella sala che fu punto di incontro del potere amministrativo-politico grigionese a cavallo tra XVII e XVII secolo ovvero un potente micro-parlamento regionale vigilato entro cornici a stucco dagli stemmi delle famiglie Salis e dei Wolkenstein, nobili tirolesi i cui territori confinavano con i limiti della Valtellina e che abitavano nel potente e crudo castello di Trostburg dominante l’Isarco.







