La scalone di ingresso con le sue due rampe simmetriche, un gioiello di architettura, una sala degli Specchi da far invidia persino alla Galleria di Versailles per la finezza delle specchiere in oro zecchino sormontate da un doppio soffitto traforato.

E poi gli antichi lampadari di Venezia, i pavimenti che sembrano arazzi, preziose maioliche di Vietri e Caltagirone da centinaia di metri quadrati con anche i famosi gattopardi che ispirarono Luchino Visconti. E ancora, le collezioni di quadri, di raffinati mobili, le antiche porcellane e vetri soffiati, consolle, boiserie, stoffe, sete come quella gialla di Lampasso che riveste il celebre salone del valzer di Claudia Cardinale e Burt Lancaster nel Gattopardo.

Insomma 8mila metri quadrati di pezzi unici, di raffinate soluzioni architettoniche che si sono sovrapposte se non dalla prima metà del 400, quando ci fu la prima fase di costruzione, da almeno la metà del '700 quando Pietro Valguarnera, principe di Gangi, sposò sua nipote, il cui padre era l'erede del palazzo, per riunire titoli e proprietà: due persone che amavano tantissimo l'arte e che vollero il meglio per stupire le corti di tutta Europa. Da allora, nella piazza Croce dei Vespri di Palermo, dove sorge Palazzo Gangi Valguarnera, location di un film che ha fatto la storia del cinema, è stato un cantiere senza fine. Soprattutto da quando i principi Giuseppe e Carine Vanni Calvello Mantegna di Gangi ne hanno raccolto l'eredità. "Mia suocera morì nell'aprile del 1995: dal mese successivo sono iniziati i lavori di restauro. E da allora non ci siamo mai, mai più fermati" racconta la principessa Carine, che si è lasciata alle spalle una carriera dopo gli studi in scienze politiche e commercio internazionale per dedicarsi a tempo pieno al recupero e al mantenimento di questo palazzo, una delle ultime residenze dinastiche d'Europa a conservare "integralmente" gli arredi originali.