Il magistrato romano Paolo Adinolfi, 52 anni, scomparve nel nulla il 2 luglio del 1994.

Quella mattina, era un sabato, prima di uscire dalla sua abitazione in zona Farnesina aveva salutato la moglie annunciando che sarebbe tornato per ora di pranzo. Da quel giorno, però, si sono perse le tracce.

Adinolfi aveva lavorato per anni al tribunale civile della Capitale nella sezione Fallimentare, dove si era occupato di molte aziende anche di livello nazionale, e poi alla seconda sezione. Quando scomparve si era trasferito da circa venti giorni alla Corte d'Appello della Capitale.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, nelle indagini svolte, quella mattina Adinolfi si recò nella biblioteca del Tribunale Civile di Roma e lì raggiunse lo sportello bancario interno alla struttura per effettuare il trasferimento di un conto corrente nell'agenzia allora presente in Appello a via Varisco. Poi verso le 11 si era recato ad un ufficio postale nella zona del Villaggio Olimpico - dopo essere passato in ufficio a piazzale Clodio - da dove aveva spedito un vaglia da 500 mila lire alla moglie. Da lì il giudice sarebbe salito - secondo alcune testimonianze- a bordo di un bus per raggiungere l'abitazione della madre nel quartiere Parioli. In quello stabile, nella cassetta postale, furono poi rinvenute le chiavi di casa e della sua automobile. Su cosa sia accaduto dopo gli elementi sono discordanti. Alcuni testi riferirono di averlo incontrato su un altro bus che dai Parioli portava in direzione della stazione Termini e nell'area sud della Capitale.