Tra ridurre i finanziamenti al cinema e tagliare i fondi per la tutela dei monumenti e del patrimonio archeologico, Alessandro Giuli ha scelto la prima strada. La più sensata, come ha confermato il crollo della Torre dei Conti a Roma. Lo spiegò lo stesso ministro un mese fa, quando il governo annunciò l’aumento dei fondi per la sanità e i tagli Irpef: «È una manovra dall’alto contenuto sociale e noi diamo sangue volentieri, quindi ben vengano tagli quando si tratta di investire in infermieri, in rinnovi dei contratti per i ceti meno abbienti». A differenza di torri, mosaici e capitelli, però, l’industria cinematografica è un bacino di consenso e voti per la sinistra. A guidare la protesta provvede Repubblica, che lancia l’allarme sostenendo l’obiettivo di Giuli non è contribuire alla manovra evitando che a pagarne il prezzo sia il patrimonio culturale nazionale, ma «colpire il mondo del cinema, reo d’essere pregiudizialmente ostile al governo».

Secondo il quotidiano romano, una mail inviata il 17 ottobre dal ministero della Cultura a quello dell’Economia dimostrerebbe che «i tagli inizialmente proposti dal ministero della Cultura per ottemperare alla spending review imposta dal Tesoro erano ben più ampi rispetto a quelli scritti in manovra». Giuli, insomma, avrebbe chiesto «più tagli al cinema» per “punire” l’industria dell’audiovisivo. L’opposizione si accoda: il Pd accusa il successore di Gennaro Sangiuliano di voler «demolire una filiera industriale», Avs sostiene che «non si era mai visto un ministro che chiede più tagli di quanti ne venissero imposti dal ministro dell’Economia». Una menzogna, replicano da via del Collegio Romano. Spiegano che «la ricostruzione di Repubblica è tendenziosa e manipolatoria» perché «dà una lettura falsa di una mail nella quale il ministero prendeva atto di una serie di tagli subiti e rispetto ai quali il ministero stesso aveva chiesto la possibilità di spalmarli nel triennio». Dinanzi a questo «vero e proprio ribaltamento della realtà», il dicastero di Giuli annuncia che intende «tutelarsi nelle sedi opportune».