Dopo anni di successi, il settore vive una fase di forte rallentamento. Ma più che le cause, contano le ricette per ricominciare a crescere. Ad esempio puntando su autenticità, qualità, cura dei consumatori

di Gianmaria Padovani

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Dopo un decennio di crescita interrotto solo dalla pandemia, il mercato del lusso, ideale boutique globale che nel 2024 ha raggiunto 1,5 trilioni di euro in beni ed experience, vive una fase di stasi. Un rallentamento che, secondo molti analisti, sta riplasmando un settore cruciale per l’economia italiana: già lo scorso anno il comparto fashion e beni di alta gamma, arrivato a 101,3 miliardi di euro, aveva registrato una contrazione del 3,5%. Secondo l’ultima ricerca Boston Consulting – Altagamma, più che da un baratro vero e proprio, gli ultimi mesi sono stati segnati da una “mancanza di crescita” che, letta in controluce, lancia messaggi precisi. I consumatori aspirazionali, ovvero il 60% del mercato, stanno riducendo gli acquisti, mentre i clienti con maggiore capacità di spesa, i cosiddetti top-tier, assumono un peso crescente.

In questo scenario si gioca una partita che rimodella la cultura aziendale dei marchi di alta gamma. Da una parte chi resta fedele ai valori di esclusività e qualità, dall’altra chi imbocca la via del mass-market, rischiando così di smarrire la propria identità.