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Ultimo aggiornamento: 18:42
Nel 1974 la Greyhound offriva un biglietto “99 dollars 99 days”. Il pass assicurava un chilometraggio illimitato, valido 99 giorni, per tutta la rete nordamericana, capillare e diffusa. Una offerta storica per i giovani europei che volevano esplorare l’America. Avevo comprato il biglietto in primavera assieme a un amico fraterno, Roberto, e viaggiammo a lungo per tutti gli Stati Uniti, fino all’esaurimento del pass.
Spesso approfittavamo dei lunghi percorsi notturni sulle confortevoli corriere Greyhound e per risparmiare sui costi di pernottamento. Se non riuscivo ad addormentarmi, alla luce del faretto leggevo i libri Carlos Castaneda, rileggevo i viaggi di Jack Kerouac e rimasi affascinato dal capolavoro di Dee Brown, Bury My Heart at Wounded Knee: Seppellite il mio cuore a Wounded Knee. Roberto, che aveva un fiuto letterario assai più raffinato del mio, aveva perfino scoperto Post Office di Charles Bukowski, pubblicato da poco. E molto altro scoprì, visto che il pullman è un giaciglio parecchio scomodo per le persone molto alte.
Non solo le vicende dello stregone Don Juan raccontate da Castaneda, ma un racconto scritto da Antonin Artaud —Al paese dei Tarahumara— ci spinsero a integrare il pass con l’estensione messicana. Non racconto qui le escursioni lungo la Barranca del Cobre, dove la gente indigena viveva come se il tempo si fosse fermato. E mi soffermo più avanti sull’incontro con una delle vedove di Pancho Villa —un rivoluzionario che aveva preoccupato parecchio i nord americani tanto da costringerli, nel 1916, a organizzare il raid di Columbus per annientarlo, senza riuscire ad ammazzarlo come pianificato*. Parlo invece di bambini.








