Quaranta cantine associate, di cui tredici francesi, una georgiana e ventisei nazionali, questi i primi numeri di un progetto giovane, ma che aspira a diventare un vero e proprio marchio di qualità e di distinzione all’interno del variegato mondo dei vini di qualità: “Il nostro è un progetto nato quattro anni fa dall’intuizione di un gruppo di esperti di vino e valorizzazione di territorio, - racconta Francesco Zaralli co-organizzatore di Vini d’Abbazia - per dare visibilità e valore al lavoro dei Frati minori Conventuali dell’Abbazia di Fossanova a Priverno, in provincia di Latina, detentori di una tradizione enologica antichissima, che connota in maniera importante i loro vini, rendendoli espressione non solo di un vitigno, ma anche di un territorio e di una storia. Da lì siamo partiti creando prima l’evento Vini d’Abbazia, oggi giunto alla sua quarta edizione, e poi sviluppando un progetto di selezione e valorizzazione di queste produzioni conventuali, iniziando uno scouting in tutta Italia e in Europa che oggi ci conferma la nostra buona intuizione”.

Per entrare a far parte di questo circuito, ovvero per potersi fregiare del riconoscimento storico e identitario di “Vino d’Abbazia”, devono essere presenti dei requisiti ben precisi: “Ad oggi non abbiamo ancora un disciplinare o un regolamento legalmente riconosciuto – spiega Zaralli - ma alla base del nostro lavoro c’è uno studio puntuale e approfondito sulla storia del monastero, la sua produzione, o il legame di una determinata cantina con un luogo di preghiera. Quindi nella nostra selezione rientrano monasteri, conventi e abbazie direttamente gestiti da ordini religiosi, oppure cantine che hanno un legame storico, diretto e comprovato con questi luoghi di preghiera, ne gestiscono le vigne o in alcuni casi anche le mura”.