Mettete in fila un po'di notizie. Bankitalia e Corte dei conti bocciano la manovra perché favorisce i “ricchi”, che poi questi ricchi, a legger bene, sono solo il ceto medio che prende giusto qualche centinaio di euro in un anno. La Corte dei conti dice che il Ponte sullo Stretto non s'ha da fare, per sottili questioni di giuridichese che attendiamo ancora sprizzino della saggia penna dei giudici. Un giudice di Milano chiede alla Corte costituzionale di far saltare la legge che ha scongiurato che le Olimpiadi Milano-Cortina naufragassero sulle immancabili indagini dei Pm. Il sindaco di Milano vende San Siro a Milan e Inter, due squadre ignote delle serie minori, e puntualmente scatta un'indagine, perché è mancata prima una bella gara, cotta a puntino con abbondante salsa giuridica, alambicchi e ceralacca. Il presidente della Provincia di Trento, nonostante l'archiviazione chiesta dal Pm, viene mandato a processo da un giudice perché con crudeltà ha condannato a morte un orsacchiotto un po' troppo vivace verso gli umani.

Può bastare? Crediamo di sì, anche se spulciando qualcosa d'altro si trova sempre. Viene in mente la paralisi dell'edilizia a Milano e giusto miglia qualcheio di famiglie in attesa della casa. C'è un filo comune? Accidenti, c'è eccome. C'è, ed è visibile agli occhi dei più disattenti, un conflitto aperto tra politica e burocrazia, tra democrazia e tecnocrazia. Da un lato, c'è chi si è dovuto sobbarcare la fatica di prendere il consenso degli elettori in questo mondo un po' scombinato fatto di sociali e scossoni geoeconomici continui. Dall'altro c'è chi, incoronato dalla vittoria a un concorso, convinto detentore di saggezza tecnico-economico-giuridica, dispensa il suo sapere tra sentenze, dotte relazioni, articolate ricusazioni. Il primo, alla fin fine, con gli elettori qualche conto deve pur farlo ed è quindi costretto a recuperare un po' di buonsenso nelle sue decisioni. Il secondo non risponde a nessuno.