La Corte dei Conti crede di essere la Corte dei Ponti e conferma, ancora una volta, la necessità di una riforma che, vista l’ennesima l’invasione di campo, dovrebbe essere ben più radicale di quella in discussione in Parlamento. Siamo arrivati al punto che sulle grandi opere strategiche che fanno parte del programma di governo decidono un paio di magistrati, i quali si sarebbero lamentati della presenza di “link” nella documentazione del ministero sull’infrastruttura.

Delle due l’una: o sono analfabeti digitali che vivono nell’800 o sono degli azzeccagarbugli che cercano un cavillo per condurre una guerra politica contro il centrodestra che ha osato votare una riforma della giustizia, di cui la Corte è uno stellare esempio di corporativismo e faziosità. Le motivazioni della bocciatura saranno note entro 30 giorni e il solo fatto che le toghe abbiano questo lasso di tempo per intingere il pennino dà tutta l’idea della loro inattualità e inadeguatezza. Webuild è una società quotata in Borsa, i mercati comprano e vendono in tempo reale, gli italiani che votano e pagano le tasse dovrebbero essere informati subito nel dettaglio delle ragioni della decisione, ma come sempre da una parte c’è la realtà e dall’altra c’è la magistratura.