Un tempo era fantascienza. Oggi, invece, anche gli scenari più apocalittici sono realistici, non più solo ipotesi inverosimili e frutto di una sfrenata fantasia. Il futuro di un tempo è ora, a un passo da noi, non pura finzione. E lo hanno dimostrato romanzi come La strada di Cormac McCarthy, con un’apocalisse climatica generata dal consumo di risorse fino alla consunzione del pianeta. Oppure, storie quali Il racconto dell’ancella, di Margaret Atwood, in cui l’esasperato conservatorismo diventa regime autoritario nell’America un tempo liberal.

Gli esempi sono tanti di un genere distopico che sta diventando canone, e lo ha scelto anche Eduardo Savarese, andando in una direzione diversa rispetto ai romanzi precedenti. Con il nuovo Una piccola luce, racconta la storia di un ragazzino, Bibo, in un mondo stravolto da un radicale cambiamento, sia antropologico che ecologico. Il romanzo è ambientato all’epoca della Seconda Venuta di Cristo, ritornato tra gli uomini e che può solo constatare le condizioni disperate in cui è piombato il mondo. “Il terrore provocò traumi e distruzioni. Il terrore, esploso allo squillo delle trombe del Giudizio, intorpidì la memoria della civiltà precedente. Gli stili di vita si capovolsero e luoghi, un tempo ricchi e protervi, furono ridotti in miseria. Le categorie del pensiero e la chiara distinzione tra realtà e irrealtà sbiadirono, alla ricerca di nuove definizioni. Centri di potere inediti presero il sopravvento con regole e prassi rigide che diffidavano di ogni spontanea espressione il sentimento”. È l’anno zero dell’umanità in un mondo capovolto.