Sono le storie piccole ad aver fatto la Storia, ci ricorda Paolo Maggioni. In Una domenica senza fine, con la dimestichezza dell’esperto giornalista e la viva curiosità del reporter, riesce nell’intenzione di dare il senso dello svolgersi lento, ma incredibilmente intenso, di un giorno indimenticabile.
Una moltitudine indistinta esce dalle case, canta dai balconi, festeggia e vuole essere testimone della caduta del regime mentre un’altra moltitudine scappa, si nasconde e si pente, brucia di rabbia consapevole. Sono i passi di tutti gli italiani, le aspettative, i sogni infranti, l’entusiasmo e le paure. I rivoluzionari, i partigiani, i comuni cittadini, le famiglie di origine ebrea, i fiancheggiatori del regime, i gendarmi fascisti sconfitti e umiliati. Ma non solo, vicino agli italiani in quell’oggi ci sono gli americani, gli alleati, i rivoluzionari stranieri. Ognuno con il suo bagaglio di lotta, di ideali e un destino ancora incerto.
Tra loro Agustino Barajas detto El Carnera, personaggio ispirato al rivoluzionario e abile falsario spagnolo Laureano Cerrada Santos, che dopo aver combattuto contro Franco, tenta, con un gruppo di partigiani italiani, un’azione impensabile un colpo da Lupin III, la rivalsa che aspetta da tempo i cui effetti arriveranno proprio fino alla sua Spagna. Un personaggio elegante e affascinante che mette la cravatta in battaglia e rifiuta le armi.






