Roma, 6 ago. (askanews) – E’ il 1962, al governo del Paese c’è il terzo governo Fanfani, alla Piaggio di Pontedera va in scena lo “scioperone” che per 78 giorni coinvolge migliaia di operai, diventando un simbolo delle lotte dell’epoca per il lavoro e per i diritti sociali. L’evento segna un punto di svolta nelle relazioni industriali e nella memoria collettiva della cittadina toscana e proprio “La Svolta” si intitola il romanzo, edito da Tagete edizioni, del pontederese Walter Mangini.
Un romanzo composito che affonda le radici nelle dinamiche sociali del boom industriale italiano, ma che racconta molto altro grazie alla figura del protagonista, il giornalista Paris Collanti che, venticinque anni dopo i fatti, decide di scrivere un saggio sullo “scioperone”, imbattendosi anche nel caso di un femminicidio e scoprendo molte verità rimaste nascoste.
Attraverso un’indagine meticolosa Paris scopre che l’operaio finito in carcere, “ingiustamente accusato e condannato” per l’omicidio di una ragazza, trovata uccisa in un fienile a Collevecchio, è in realtà innocente e proprio l’essere operaio e il particolare clima di quei mesi ha pesato a suo svantaggio. “Poteva trovarsi davanti all’affare Dreyfus, non l’ebreo ma l’operaio da incolpare in quanto tale – scrive Mangini seguendo il filo dei ragionamenti del suo protagonista -, il capro espiatorio da sacrificare nei momenti storici di tensione sociale per catalizzare e spostare l’attenzione pubblica (e svelar l’imbroglio sarebbe stato un vero scoop giornalistico)”.







