MESTRE (VENEZIA) - «La pistola? In un cassonetto, in Spagna». Da Malcontenta a Gorizia, quindi fino a Valencia. Oltre venti ore di viaggio, soste escluse, forse sempre con l’arma del delitto nel cruscotto dell’automobile. Quando ha dovuto abbandonare la Volkswagen Polo per salire su un aereo, però, Riccardo Salvagno avrebbe fatto sparire la calibro nove di servizio, quella con cui sarebbe stato ammazzato Sergiu Tarna il 31 dicembre, nei campi tra Mira e Venezia. L’ex agente della polizia locale in carcere per l’omicidio di San Silvestro, durante il suo interrogatorio di garanzia, non avrebbe indicato a carabinieri e pubblico ministero solo il luogo dove recuperare la sua quattro ruote, ma anche il modo in cui si è sbarazzato della Heckler&Koch di ordinanza. La speranza della Procura, però, resta quella di trovarla nascosta sotto i sedili della Polo, che dovrebbe essere riportata in Italia la prossima settimana.
Nel corso dei prossimi giorni è previsto anche un altro appuntamento che potrebbe essere rivelatore: il secondo accusato per la morte del barista 25enne, Andrea Vescovo, si metterà a disposizione del pm Christian Del Turco, rispondendo alle sue domande. In manette dal 14 gennaio, il 38enne di Spinea non ha mai detto una parola, né davanti al giudice per le indagini preliminari, né spontaneamente, al momento dell’arresto (a differenza di Salvagno) ma la sua verità è stata messa per iscritto dal suo legale, Fabio Crea, che ha prodotto una memoria difensiva di una decina di pagine, abbastanza per raccontare nei dettagli le ore prima, durante e dopo l’assassinio di Tarna. L’avvocato ha presentato richiesta al Riesame, e nel frattempo sta aspettando che il suo perito visiti Vescovo per avere un’opinione certificata sulla sua patologia e sulla cura farmacologica che gli è stata prescritta in prigione. E, nelle prossime ore, conta di riuscire a ottenere il permesso per fargli incontrare la madre.






