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10 NOVEMBRE 2025

Ultimo aggiornamento: 11:38

Alla fine capita anche ai migliori. Era successo ad Aurelio De Laurentiis, quando inebriato dal suo primo scudetto aveva sostituito Spalletti con un non allenatore, prima Rudi Garcia e poi addirittura Mazzarri. Oppure ad Andrea Agnelli, che ha distrutto la Juventus pensando di poter fare a meno di Marotta, e sappiamo tutti com’è andata a finire dopo. Ci è cascato pure Percassi, convinto di essere lui e non Gasperini l’artefice del miracolo che abbiamo celebrato tutti per anni, e che invece, come minimo, era merito di entrambi. E così l’Atalanta, la società modello che non sbagliava mai un colpo, in campo e fuori, si ritrova all’improvviso nella parte destra della classifica e con il tecnico virtualmente esonerato a novembre.

L’esperienza di Ivan Juric sulla panchina bergamasca probabilmente è già arrivata al capolinea. Ora, sarebbe fin troppo semplice prendersela con lui, ricordare le agghiaccianti statistiche messe insieme tra Roma (l’anno scorso) ed Atalanta. Come sparare sulla croce rossa. Il tecnico croato è stato anche sfortunato, perché prima di sbracare in casa col Sassuolo (la disfatta che forse ha convinto la società a cambiare), la squadra a tratti aveva espresso anche un buon gioco, pareggiando tante gare che avrebbe meritato di vincere. E magari con qualche risultato in più la storia sarebbe potuta essere diversa. Ma la verità è che non è mai un caso se un allenatore le partite le vince, e un altro no. E se alla lunga si ripresentano sempre gli stessi problemi, le stesse litigate plateali, la stessa gestione dello spogliatoio poco serena già vista altrove.