A Roma è conto alla rovescia per mister Gasperini, molto vicino a iniziare la sua nuova avventura, non prima però di aver formalizzato l’uscita dall’Atalanta. A Firenze, invece, la piazza è sotto shock, ancora incredula dalla piega che hanno preso gli eventi: il tecnico Palladino, neanche 24 ore prima «un figlio» per il presidente viola Rocco Commisso, si è dimesso di punto in bianco. La coincidenza tra il primo episodio e il secondo dà da pensare, impossibile non ipotizzare un intreccio nell’intricata vicenda delle panchine di Serie A in movimento, soprattutto tra i club di alta classifica.

Nel valzer forsennato degli allenatori, tra martedì e ieri, c’è stata una tessera che ha smosso il domino. È proprio quella di mister Gasperini, che era atteso il 27 maggio al Centro sportivo Bortolotti di Zingonia, lontano da occhi indiscreti, distante quindi dagli uffici dei Percassi in centro città, per parlare con la dirigenza a Zingonia. Un confronto a prima vista interlocutorio e non decisivo, ma con dei passaggi che si sono poi rivelati cruciali. In primo luogo, il tecnico ha messo per la prima volta sul tavolo la possibilità di rescindere il contratto subito, per un addio immediato. Poi ha richiesto 48-72 ore per pensarci. Ne sono bastate molte meno perché si diffondesse la voce non soltanto dell’interessamento del Milan, ma anche e soprattutto dell’affondo della Roma, che è diventato una certezza concreta con il passare delle ore.