La spietata critica sociale e l'esplicito realismo nella rappresentazione della sessualità in un'opera lirica che vuole aprire la discussione sulla condizione della donna nella società piccolo-borghese.
Quanto basta, nell'Unione Sovietica del 1934, a determinare scandalo, curiosità e subito un clamoroso successo di pubblico durato due anni con oltre 200 rappresentazioni tra Leningrado e Mosca (oltre che nel resto del mondo). Ma anche a provocare, nel 1936, la ritorsione della critica più retriva legata al formalismo piccolo borghese e la definitiva censura politica dettata da Stalin e durata fino alla morte del dittatore.
È quanto accade al capolavoro di Dmitri Šostakovič, 'Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk', con cui si inaugurerà il 7 dicembre la stagione 2025-26 del Teatro alla Scala, con la direzione di Riccardo Chailly e la regia di Vasily Barkhatov. "Una scelta che non si giustifica col solo fatto che quest'anno cade il 50/o anniversario della morte di Šostakovič - afferma Riccardo Chailly in un convegno nel foyer del Piermarini, primo di una serie di eventi di avvicinamento alla Prima - ma soprattutto perché questa è un'opera sensazionale, un capolavoro fra i più grandi del Novecento".







