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La Prima è dedicata a "Lady Macbeth" del compositore russo. L’opera fu cancellata da un’occhiata del tiranno a teatro. Seguì una micidiale stroncatura sulla "Pravda"

Si vive solo due volte e si muore di conseguenza. Il prossimo 7 dicembre La Scala inaugura la stagione con Lady Macbeth del distretto di Mcensk di Dimitri Shostakovic, genio assoluto russo (diciamo sovietico) del quale ricorre anche il cinquantenario della morte: e quella scaligera sembra quasi una risposta, tardiva ed elegante, al nostro Paese che nei mesi scorsi negò il palco a due artisti russi ben allineati al regime putiniano: la bacchetta Valery Gergiev, a Caserta, e il baritono Ildar Abdrazakov a Verona; due fuoriclasse indiscutibili, ma anche due putiniani molto discutibili. La risposta della Scala in pratica è riportare alla luce un'opera che fu censurata da Stalin e che corrispose a una delle scomuniche più celebri di tutto il Novecento: il dittatore, in soli due giorni, e dapprima alzando solo un sopracciglio, fece sparire un'opera acclamata e la cancellò dall'esistenza, vergando poi sulla Pravda l'editoriale Caos invece di musica" che oggigiorno è divenuta una voce enciclopedica a parte, un classico del Terrore staliniano. Ergo, cinquant'anni dopo, e non sappiano quanto consapevolmente, l'Italia che ha negato spazio al regime di Putin darà finalmente spazio a un artista massacrato dal regime di Stalin. Ma per capire bene dobbiamo tornare a quasi novant'anni fa, al Teatro Bol'oj di Mosca.