“La musica non si fa senza musicisti. La coesione fra orchestra e direttore è fondamentale”. Lo afferma il nuovo sovrintendente del Teatro alla Scala Fortunato Ortombina a margine della presentazione dell’opera inaugurale della stagione, “Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk”, di Dmitrij Šostakovič. “E’ una delle opere più importanti non solo del ‘900 ma di sempre, con una partitura particolarmente impegnativa per tutti gli artisti coinvolti che nasce da un grande lavoro d’insieme”, sottolinea. Nessun riferimento alla vicenda della nomina di Beatrice Venezi alla direzione musicale del Teatro La Fenice di Venezia, ma un chiaro e fiero sostegno a una Prima che il 7 dicembre vedrà al Piermarini coinvolti e coesi (oltre a tutti i comparti del teatro) grandi artisti della lirica, l’eccellenza del coro diretto da Alberto Malazzi e dell’orchestra della Scala. Sul podio il maestro Riccardo Chailly (alla sua ultima stagione come direttore musicale), che rivela: “Quest’opera richiede una bravura incredibile a tutti, cantanti, coro e orchestra, impegnata in passaggi di assoluta difficoltà tecnica”.
Il cast vocale è guidato da Sara Jakubiak nei panni della protagonista (Katerina L’vovna Izmajlova), con Najmiddin Mavlyanov (Sergej), Yevgeny Akimov (Zinovij Borisovič Izmailov) e Alexander Roslavets (Boris Timofeevič Izmailov). Le scene sono firmate da Zinovy Margolin, i costumi da Olga Shaishmelashvili, le luci da Alexander Sivaev. La regia è di Vasily Barkhatov, che spiega così il lungo lavoro avviato quasi due anni fa: “Abbiamo lavorato con il maestro Chailly sulla drammaturgia a lungo. La partitura richiede una collaborazione molto stretta fra regista e direzione musicale. Il compositore passa da un registro divertente e di leggerezza a una profondità tragica di continuo. È un’opera straordinaria”.








