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Siamo troppo ripiegati su noi stessi, accartocciati sul negativo, tanto che se alziamo gli occhi vediamo solo le ragnatele o rimaniamo tappati dal soffitto sopra il letto dove in agguato ci sono i troppi "te-l’avevo-detto" che tengono svegli

Una giovane trentenne entra nel mio confessionale. Si intuisce che le è venuto di istinto in un momento di ricerca interiore, ma credo si sia subito pentita appena seduta. «Non so perché sono qui - mi confida -. Mi capita a volte di venire in chiesa da sola a pensare. Non vengo mai a Messa però. Ho visto la luce accesa nella penombra e mi sono avvicinata. Però le dico subito che io credo in Dio, ma non credo nella Chiesa». La guardo negli occhi, le sorrido e rispondo: «Non si preoccupi, neanche io credo nella Chiesa». «Ma come?», ribatte stranita. Ho condiviso allora con lei questa riflessione. Ogni domenica nella Messa si recita il credo. Si dice: credo «in» un solo Dio, Padre Onnipotente, creatore del cielo e della terra e «in» Gesù Cristo suo figlio. Credo “nello” Spirito Santo, ma poi si dice: credo «la» Chiesa. Non si crede «nella» Chiesa, ma si crede «la» chiesa. Il Cardinale Ercole Consalvi, Segretario di Stato di Pio VII, fu un abile diplomatico nel trattare con Napoleone. Al suo sbottare: «Distruggerò la vostra Chiesa», il Porporato rispose: «Maestà, sono venti secoli che noi stessi proviamo a farlo, in diverso modo, ma non ci siamo mai riusciti».