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Troppo spesso ci limitiamo a guardare il problema da una sola angolazione mentre siamo di fronte a fenomeni complessi e multifattoriali
Ci avviciniamo alla giornata mondiale dell'alimentazione che si terrà il 16 ottobre ed il pensiero va alla drammatica situazione che vede oltre 700 milioni di persone (di cui circa 150 milioni di minori) nel Mondo non riuscire ad avere accesso al cibo necessario. Una situazione drammatica su cui è doveroso soffermarsi non solo in queste occasioni, non solo nelle ricorrenze. Ed è proprio per questo che con la Fondazione Aletheia un think tank scientifico composto da professionalità mediche di profilo internazionale che analizza il legame tra cibo, stili di vita sani e salute da tempo abbiamo posto questa tematica sotto la lente delle nostre analisi.
Troppo spesso ci limitiamo a guardare il problema da una sola angolazione mentre siamo di fronte a fenomeni complessi e multifattoriali. Spesso, infatti, sentiamo dire che per sfamare la popolazione globale basterebbe produrre di più o magari affidarci ai cibi di laboratorio come carne a base cellulare o latte e derivati da fermentazione di precisione. Ma i dati ci dicono altro. La produzione agricola globale sarebbe oggi potenzialmente in grado di soddisfare, per molti dei prodotti agroalimentari, i fabbisogni nutrizionali dei circa 8 miliardi di persone che oggi popolano il Pianeta. Se volessimo citare alcuni dati, ad esempio, la quantità di cereali, ortaggi, carne e patate disponibili risulterebbe dunque perfettamente adeguata al fabbisogno globale orientato ai principi della Dieta Mediterranea, riconosciuta dall'Unesco come patrimonio immateriale dell'umanità.






