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Troppe volte crediamo che il problema sia davanti a noi, nello specchio. Le negatività le proiettiamo sulla realtà, sugli altri, sui sentimenti, sulle sensazioni, sulle percezioni, sui giudizi, sui pre-giudizi, sui post-giudizi
Se ti metti davanti a uno specchio e vedi la tua immagine spettinata, puoi provare quanto vuoi a passare le mani sul vetro per sistemarla, ma sarà uno sforzo inutile. Puoi anche arrabbiarti, inveire contro l’immagine scompigliata, accusarla di non migliorare, ma fino a quando non avrai diretto il pettine verso di te, nulla cambierà. La realtà ci pone di fronte poliedriche situazioni che ci destabilizzano e dentro le quali non ci piacciamo: relazioni complesse, obiettivi falliti, dialoghi interrotti, idee non ascoltate, giudizi impietosi, posizioni conflittuali, delusioni amare, debolezze frustranti, incapacità demotivanti, collaborazioni inconcludenti, attese infrante. Troppe volte crediamo che il problema sia davanti a noi, nello specchio. Le negatività le proiettiamo sulla realtà, sugli altri, sui sentimenti, sulle sensazioni, sulle percezioni, sui giudizi, sui pre-giudizi, sui post-giudizi. Ciò che ci infastidisce, invece, a bene vedere, spesso non è altro che la proiezione della verità di noi stessi. Questa idea l’ho ritrovata, espressa con un’altra metafora interessante, in La luna blu di Massimo Bisotti: «Chi non ha la pazienza e la volontà di innaffiare i suoi fiori, dirà di amarli dimenticandosi di dar loro l’acqua necessaria a farli vivere e darà sempre la colpa al clima sfavorevole quando moriranno». Sono due visioni complementari che si arricchiscono a vicenda. Ero indeciso su quale delle due usare






