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Da prete nel confessionale sono abituato ai listini blindati, tanto che di alcune persone - apprezzabili per una frequenza regolare più o meno ampia - ne conosco quasi a memoria la successione dei dettagli
Una lista arida di peccati, quasi come quella della spesa al supermercato. Bip, bip, bip... «In totale sono un Padre Nostro, due Ave Maria, tre Gloria». Tale è la percezione che spesso si ha del confessionale. Ci sarebbe un lungo discorso da fare circa la responsabilità dei preti nel formare alla comprensione profonda delle dinamiche di questa grande opportunità di autocoscienza (al di là della grazia del sacramento per chi ha fede) che spesso invece purtroppo viene banalizzata, sprecata, non colta. Lo stesso peso però ha la disponibilità con cui il singolo si pone: l'elenco è molto meno implicante e quindi più comodo rispetto ad un mettersi in questione con un'analisi serenamente schietta della realtà, chiamando le cose con il loro nome e guardando in faccia a errori, limiti, mancanze, omissioni ma anche possibilità. Da prete nel confessionale sono abituato ai listini blindati, tanto che di alcune persone - apprezzabili per una frequenza regolare più o meno ampia - ne conosco quasi a memoria la successione dei dettagli. Ci sono però momenti di squarcio di panorami meravigliosi di cuori che si spalancano pur nella difficoltà del sentirsi smarriti o a partire dalle fragilità di ciascuno e dai limiti delle circostanze. Succede anche di trovare un'acutezza che sa descrivere una situazione con tocchi fantasiosi e persino ironici capace con un flash di smuovere nel profondo.






