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Rendiamoci conto oggi della responsabilità delle nostre crepe: abbiamo mai guardato i fiori che sono spuntati sul bordo delle strade che percorriamo con fatica ogni giorno

Domenica scorsa un amico lettore, che ringrazio, mi ha mandato un messaggio con cui commentava così il mio articolo: «Mi ha fatto riflettere quel confessionale! Mi attira sempre di più! (Annotazione personale: non ho capito se lo attira di più il confessionale sul giornale o il confessionale in chiesa perché la prospettiva è molto diversa, comunque mi rende felice). Anche perché - continuava - ultimamente non so più se sto facendo una vita peccaminosa o se nella quotidianità il peccato è la vita». Un dubbio amletico interessante: essere o non essere peccatore? Questo è il problema!. Una versione perlomeno innovativa. Mi è venuto in mente un racconto.

Un portatore d'acqua aveva due grandi vasi, ciascuno sospeso alle estremità di un palo portato sulle spalle. Uno dei vasi aveva una crepa, mentre l'altro vaso era perfetto. Alla fine della lunga camminata dal ruscello verso casa, il vaso integro arrivava colmo di tutta l'acqua raccolta, mentre quello crepato ne conteneva ormai più poca. Andò avanti così per anni. Il vaso perfetto era orgoglioso dei propri risultati; viceversa il vaso crepato si vergognava del proprio difetto. Un giorno decise di parlare al portatore d'acqua dicendogli: «Mi vergogno di me stesso e voglio scusarmi con te. Sono stato in grado di fornire meno della metà del mio carico, perché a causa di questa mia crepa tutta l'acqua se ne esce durante la strada fino a casa tua. A causa dei miei difetti, non ottieni pieno valore dai tuoi sforzi». Il portatore d'acqua disse allora al vaso: «Tu hai notato che ci sono fiori solo dalla