Stai utilizzando Internet Eplorer: è un browser molto vecchio, non sicuro, e non più supportato neanche da Microsoft stessa, che l'ha creato.

Per favore utilizza un browser moderno come Edge, Firefox, Chrome o uno qualunque degli altri a disposizione gratuitamente.

Se siamo pronti a onorare le radici di ogni civiltà, perché mai dovremmo vergognarci o addirittura negarci il diritto di riconoscere e difendere le nostre?

Quando il Ministro Valditara, nelle nuove indicazioni nazionali, ha avuto il coraggio di rivendicare l'importanza della cultura occidentale, si è immediatamente sollevato un coro di accuse che contestavano proprio tale importanza. Questa reazione riflette una tendenza ormai radicata: relativizzare se non sminuire il ruolo che l'Occidente ha avuto nel grande percorso culturale dell'umanità. Si proclama, spesso in maniera acritica, che tutte le culture debbano avere lo stesso peso, dimenticando che anche la nostra possiede radici profonde, antiche e inestimabili. Se siamo pronti a onorare le radici di ogni civiltà, perché mai dovremmo vergognarci o addirittura negarci il diritto di riconoscere e difendere le nostre? Tra queste radici, la matematica occupa un posto privilegiato. E sì, la matematica, come la intendiamo oggi cioè come disciplina logico-deduttiva capace di descrivere la realtà è indiscutibilmente nata in Occidente. Ovviamente esisteva una proto-matematica fin da quando l'uomo ha abbandonato la vita nomade di cacciatore-raccoglitore. La nuova società, che si andava man mano realizzando, rendeva necessario contare, misurare, stimare superfici. Gli antichi Egizi, ad esempio, dopo le alluvioni del Nilo ridisegnavano ogni anno i confini dei campi per restituire ai coltivatori la stessa estensione di terra. Il teorema di Pitagora era probabilmente noto, in forma empirica, a molte culture ben prima del filosofo di Samo. Ma perché, allora, affermiamo che la matematica l'ha inventata Pitagora? Perché Pitagora fu il primo a intuire che la matematica non fosse solo uno strumento pratico, ma il linguaggio stesso in cui è scritto il libro della Natura intuizione che Galileo, mille anni dopo, avrebbe esplicitamente proclamato. Pitagora scoprì che la musica era regolata da rapporti numerici precisi, e da lì comprese che il numero, e non solo l'osservazione, poteva descrivere l'ordine dell'universo.