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Il punto è che il mondo è troppo cambiato per non mettere in discussione i tabù e le convinzioni di ieri
Era inevitabile. Giorgia Meloni non poteva non firmare il documento dei leader europei che rivendicano la sovranità della Danimarca sulla Groelandia. Si possono privilegiare i rapporti con gli Stati Uniti, scegliere il ruolo di ponte tra le due sponde dell'Atlantico, ma quando la questione riguarda la sovranità di un paese europeo su un pezzo di Europa non è possibile tirarsi indietro. Si tratta di un limite invalicabile. Perché al di là delle affinità politiche e degli interessi di parte ci sono questioni su cui non sono ammessi giochi o tattiche. E la sovranità di un paese sui propri territori per cultura e, in fondo, per ideologia sono confini che non si possono oltrepassare specie per una leader che ha la storia della Meloni. Sarà un paradosso ma non puoi essere "trumpiano" e, contemporaneamente, nazionalista, sovranista o europeista su temi del genere. Devi scegliere. La Meloni non poteva tirarsi indietro. Si sarebbe ritrovata in una terra di nessuno: fuori dal nucleo dei paesi (e dei leader) che contano in Europa; e fuori dalla sponda sovranista che se ha protestato con Trump per l'intervento in Venezuela (vedi la Le Pen) sulla Groenlandia è probabilmente ancora più infastidita dalla politica della Casa Bianca.






