La cura delle parole, le parole della cura. Alla presenza del Presidente della Repubblica, venerdì, si è aperto il congresso dell’Associazione di oncologia medica e poiché ho detto qualche parola contro la retorica guerresca del discorso sanitario mi ha avvicinata Cristina Cenci, ricercatrice, e mi ha donato un libro che non conoscevo: “Le metafore in oncologia” con prefazione del linguista Giuseppe Antonelli, pubblicato da Carocci. L’ho detto e scritto tante volte, qui è esposto in una ricerca compiuta su centinaia e centinaia di pazienti: parlare della malattia come di un nemico, della cura come di una battaglia sottintende che vince chi è più bravo — più forte, tenace, coraggioso — e perde chi è meno capace e si arrende. Non è così. Non vincono i migliori né perdono i peggiori. La malattia accade: nel corpo, talvolta anche a partire dalla mente. Dagli stati d’animo, da una fragilità psico-somatica che rende l’organismo vulnerabile. Con la malattia si convive, cercando di comprenderla e affrontarla per quanto sta in noi. Tutti vorrebbero guarire, possiamo solo reagire. Re-agire. Capire cosa c’è da fare. Tutto il lessico medico, invece, è una metafora segnata dal linguaggio marziale. Che subito evoca la corte marziale e Marte dio della guerra. Una metafora trasferisce il senso del discorso da un piano a un altro. Negli ospedali ci aggiriamo fra divisioni, reparti — come nell’esercito. La malattia è il nemico. Il paziente è in trincea. Combatte. Soccombe, si arrende, vince. Scrive, nel libro che citavo, una paziente oncologica. “Non ho perso nessuna battaglia perché non ne ho ingaggiate, non è una guerra dove c’è chi vince e chi perde. C’è un corpo che va curato. Non mollare, combatti. Cosa dovrei combattere, il mio corpo? Davvero si è convinti che non stia facendo abbastanza? Non ci si rende conto di quanto questo generi enormi sensi di colpa. Sei una guerriera, sorridi, sei fortissima, ce la farai. Ce la farò a fare cosa? A guarire? Mi state dicendo che dipende da me?”.
La retorica guerresca della cura
In un libro quanto certe parole possono danneggiare






