Quando si è abituati a vivere a ritmo pieno, sempre un passo avanti, non ci si aspetta che il corpo, da un giorno all’altro, possa fermarsi. Concita De Gregorio lo racconta così: “Viaggiavo ai 200 all’ora… e all’improvviso la macchina si è fermata”. Un cancro al seno, scoperto in fase avanzata, l’ha costretta a rallentare. A fare i conti con il silenzio, la paura, la fragilità. A guardarsi allo specchio senza i capelli, senza una parte del suo corpo, con una parrucca in testa e un cuore affaticato dalle cure. Non è stato uno stop temporaneo: è stato un cambio di rotta. Un guasto, come lo definisce lei. Uno di quelli che non dimentichi più.

Eppure, ha scelto di raccontarlo. Di non nascondersi. Di dare voce a chi vive il dolore con dignità e senza retorica. Per questo, oltre alla stima del suo pubblico e dei suoi lettori, ha ricevuto ieri il Premio giornalistico “Giovanni Maria Pace-Francesco Marabotto” per la divulgazione scientifica, assegnato al congresso nazionale Aiom per il valore della sua testimonianza nel campo dell’oncologia.

Il giorno in cui la corsa si è interrotta

Era il 2022. Concita saltava i controlli da quasi tre anni, complice la pandemia. Poi, la diagnosi: tumore al seno, stadio avanzato. Nessun preavviso, nessuna possibilità di prepararsi. Solo la necessità di intervenire subito. L’operazione arriva ad agosto. Poi inizia il resto: terapie, chemio, farmaci, stanchezza. Porta una parrucca, ma non per nascondere: per proteggersi dagli sguardi pietosi. “Non volevo che mi guardassero come se stessi per morire”, ha detto. Perché quel cancro, che pure ha stravolto la sua quotidianità, non è tutta la sua vita.