A quattro anni dalla diagnosi di cancro al seno ha scritto La Cura, che – si legge su Vanity Fair dove si trova l’intervista integrale – non è il diario della malattia ma un libro sugli incontri, i medici, gli infermieri, i compagni di stanza, gli sconosciuti. Concita De Gregorio, giornalista e scrittrisce, lo pubblica con Einaudi Stile Libero e lo definisce anche “una tesi politica. Io sono cresciuta nella certezza che tutto è politica: ogni gesto, ogni scelta nella vita privata, ogni decisione che prendiamo è parte della vita della comunità…”.
Poi parla della cura, quella per lei: “Il farmaco più forte che esiste è l’amore. Le persone disamate guariscono più difficilmente, più lentamente. Se non hai nessuno per cui valga la pena alzarsi dal letto la mattina, non hai voglia di alzarti”. E De Gregorio racconta di come ha convinto i medici a farla andare in Australia per dire di persona della diagnosi di cancro a suo figlio: “Li ho trovati tutti insieme all’inaugurazione di un padiglione, era l’unico momento per parlare a tutti, e gli ho detto: io mi sottopongo alle vostre cure così come mi sottopongo alle leggi, senza discutere. Ma ascoltatemi. È necessario per me andare a parlare con mio figlio e spiegargli la situazione. Mi farà bene, sarò felice. E nella felicità i vostri farmaci si muoveranno più lietamente, faranno il loro lavoro cantando. Fatemi essere felice”.








