“Il dolore mi sta portando per mano verso l’autenticità dell’essere umano, mi sta inchiodando al presente. E se io sono inchiodato al presente, la preoccupazione per le aspettative future e i rimpianti del passato perdono di importanza. È un grande maestro il dolore“. Sono parole che pesano, che arrivano da un luogo profondo di sofferenza e di nuova consapevolezza. Giovanni Allevi, in una lunga e intensa intervista a Sette, il settimanale del Corriere della Sera, torna a parlare della sua battaglia contro il mieloma multiplo, in occasione dell’uscita del documentario “Back to Life“. E lo fa con una lucidità che trasforma lo “strazio” in un paradosso vitale.

Allevi non nasconde la durezza del percorso, ma ne ribalta il significato: “È il paradosso della malattia: il dolore che può portarci doni“, spiega. “Il percorso della sofferenza può condurre ad una consapevolezza più profonda dell’importanza di essere vivi”. Racconta dei momenti più difficili, quando la sera, dalla sua camera d’ospedale, guardava le luci delle case di una “Milano apparentemente anonima”. “Eppure, io vi ho percepito un’immensità, un infinito, una bellezza disperata ma piena di calore”. È uno dei doni che la malattia gli ha portato: la compassione. “Rendersi conto del dolore degli altri ci apre a una compassione profonda. La malattia finisce per far cadere le maschere dei nostri desideri. E ci rendiamo conto che il nucleo più profondo dell’essere umano è la fragilità, il dolore. Allora io vedo nell’altro un fratello, una sorella da abbracciare”.