C’è una parte d’Alto Adige dove la vite sembra parlare da sola. Nals Magreid è una di quelle cantine che non hanno bisogno di slogan: basta guardarla, con i suoi muri di cemento rosso-bruno che imitano la roccia e il tetto asimmetrico che segue le linee dei monti, per capire che qui il vino è architettura, paesaggio, identità. Le radici affondano nella storia – dai Romani che percorrevano la Via Appia fino alla fondazione della Cantina Nals nel 1932, e poi la fusione con Margreid nel 1985 – ma lo sguardo è rivolto al futuro. Oggi sono 138 soci, 160 ettari e 14 vigneti a comporre un mosaico di terroir tra Nalles e Magrè: suoli di sabbia, porfido, calcare e ghiaia, altitudini e microclimi diversi come strumenti di un’orchestra. “Il valore della diversità”, come amano dire qui, è la vera forza di Nals Magreid: un modo di lavorare che parte dal rispetto della natura e arriva al bicchiere senza scorciatoie.

Gli enologi “cult” premiati al Merano Wine Festival

A dare voce a questa storia al Merano Wine Festival, in una serata di degustazione dedicata a NAMA, c’era Cristina Mercuri, DipWSET, Wine Educator. Solida preparazione e ironia disarmante, Mercuri è una di quelle figure capaci di tradurre il linguaggio del vino in emozione. Insieme all’enologo Harald Schraffl, ha guidato una verticale di sei annate – dal 2016 al 2022 – trasformando la degustazione in un viaggio dentro il tempo, la terra e la maturità di un progetto.