Secondo una ricerca dell’Università del Wisconsin, per la prima volta nella storia dell’Umanità, le nuove generazioni rischiano di avere un’aspettativa di vita inferiore rispetto a quelle passate. Un dato allarmante che fa il paio con quello reso noto dalla Fao, l’Organizzazione delle Nazioni Unite che si occupa di alimentazione e agricoltura, secondo cui per la prima volta nella storia le persone obese nel mondo hanno superato quelle affamate. Insomma oggi si rischia di morire più di eccesso di nutrizione che non di fame. Si tratta di due affermazioni che devono portare a riflessioni serie rispetto a quello che è il nostro rapporto con il cibo e la nutrizione.

La buona notizia è che per una volta l’Italia non si è fatta trovare impreparata. Anzi, siamo il primo Paese al mondo ad aver approvato una legge per combattere l’obesità. E non poteva essere altrimenti, visto che siamo i detentori del piano nutrizionale più sano e bilanciato che ci sia: la dieta mediterranea. Ne abbiamo parlato con il il professor Michele Carruba, professore emerito di farmacologia all’Università degli Studi di Milano e da decenni punto di riferimento in Europa per gli studi sull’obesità; e il professor Pietro Paganini, policy innovator, divulgatore e docente alla Temple University di Philadelphia e alla John Cabot University di Roma. I due sono anche autori del libro Obesità, istruzioni per ribellarsi. La via mediterranea per riconquistare equilibrio, salute e libertà di scelta (ed. Guerini e Associati). Con prefazione di Letizia Moratti. Un volume dal carattere fortemente divulgativo, che ha lo scopo di spiegare le ragioni che portano all’obesità e combatterla. «L’idea di scriverlo spiega Carruba - nasce dalla necessità di far capire a più persone possibile che l’obesità non è solo un problema legato all’alimentazione, bensì una vera e propria malattia che ne genera altre. Ad esempio il 90% di chi soffre di diabete di tipo 2 o è obeso o è sulla strada per diventarlo». E ancora: «L’obesità causa disturbi al fegato, ai reni, problemi cardiovascolari e altro ancora. È una vera e propria malattia e come tale va trattata. Spesso - prosegue Carruba - i medici curano i sintomi, ma non la vera causa e questo perché si fa ancora fatica a considerare l’obesità una malattia». Il problema, oltre che medico, è anche economico. Alcuni studi hanno calcolato che a livello mondiale l’obesità costa tre trilioni e mezzo di dollari in spese per il sistema sanitario. Stime che, però, considerano solo i costi diretti, ma non quelli diretti. E l’ultimo studio fatto in Italia anni fa, stimava questi costi in 28 miliardi con una tendenza all’aumento. «Anche da questo è chiaro che non fare nulla costa di più che investire in prevenzione. Con un dollaro speso per evitare l’obesità se ne risparmiano 12 per curarla».