Signorimiei, ma che vi ha fatto Jannik Sinner? Certo, il prezzo della celebrità lo pagano tutti, nessuno escluso, ma il continuo pungolare il “carota” ha la cifra dell’ossessione. Tarlo indecifrabile, soprattutto perché lui non se le va a cercare: si fa gli strafatti suoi, zero polemiche, figurarsi grilli per la testa. Tant’è, dopo la rinuncia alla Davis bolognese (e dopo due Davis da lui e lui soltanto messe in bacheca) il ragazzo di San Candido è stato maciullato: «Traditore!», «Evasore! «Pensa solo al soldo! », e via sproloquiando. Dunque Jannik ha detto ciò che doveva dire e che con discreta approssimazione pensava: «Sono orgoglioso di essere italiano, felice di essere nato qui e non in Austria, o da un’altra parte».
Tutto a posto? Figurarsi, ai Gramellini e agli Augias non basterà. Ma qui, il punto, è che la rivendicazione dell’amor patrio finisce con l’aprire un nuovo fronte: quello con gli Schützen sudtirolesi. Schützen significa “tiratore” o “cecchino”, ex formazioni militari e ora associazioni culturali. In Alto Adige rivendicano il legame con l’Austria e l’identità tirolese: secessionisti a cui il tricolore, eufemismo, non va a genio. E mister Christoph Schmid, comandante provinciale degli Schützen dell’Alto Adige (Südtiroler Schützenbund), non ha gradito le parole di Jannik e lo ha fatto sapere con una lettera aperta. L’accusa rivolta al figlio di San Candido è quella di essere «troppo italiano». Paradossale. Assai identitario ma, senza rancori, piuttosto farsesco. Orbene, entriamo nel dettaglio della missiva, in cui Schmid si rivolge direttamente a Sinner: «In una società libera, ognuno può definire la propria identità. La tua dichiarazione dunque è diritto di tutti e merita rispetto».












