In Alto Adige-Suedtirol si riaccende la polemica attorno a Jannik Sinner: stavolta ad accusarlo sono gli Schuetzen, i folcloristici «cappelli piumati» fotografati dai turisti in vacanza, che lo giudicano «troppo italiano». Il tennista di Sesto Pusteria, la prossima settimana impegnato nelle finali dell'Atp a Torino, era stato duramente criticato per la rinuncia a giocare in Coppa Davis. La successiva precisazione di Sinner che ha dichiarato: «sono orgoglioso di essere italiano, sono molto felice di essere nato in Italia, non in Austria o da un'altra parte», non è andata giù a Christoph Schmid, il comandante degli Schuetzen sudtirolesi, gli eredi delle truppe anti-napoleoniche di Andreas Hofer da sempre mossi da un credo separatista.
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Schmid ha inviato una lunga lettera che inizia con «Lieber Jannik» («caro Jannik», in lingua italiana) ma poi prosegue con il «voi». «Era inevitabile che accadesse prima o poi: hai spiegato di essere felice di essere italiano, e altrettanto felice di non essere nato in Austria - scrive Schmid -. In una società libera ognuno è libero di definire la propria identità ma caro Jannik sai bene che affermazioni come queste, soprattutto se provenienti da una persona molto conosciuta, hanno ripercussioni che vanno ben oltre lo sport. Vengono accolte con soddisfazione dai nazionalisti italiani ma con preoccupazione qui da noi perché toccano questioni di fondamentale importanza, la nostra lingua, la nostra storia, la nostra identità».










