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No al sequestro dei dispositivi elettronici. Lui: "Carte falsificate e accuse infamanti"
Adesso è scontro frontale tra le Procure di Brescia e Pavia e l'ex procuratore Mario Venditti, indagato per corruzione e peculato, indicato dai colleghi come il centro di un sistema di giustizia deviata culminato con l'insabbiamento delle indagini su Andrea Sempio per il delitto di Garlasco. Venditti non aveva mai nascosto la sua indignazione per il trattamento riservatogli dai suoi colleghi, culminato con la perquisizione e i sequestri dall'alba del 26 settembre. E ieri per il 72enne pensionato arriva il momento della riscossa. Il tribunale del Riesame di Brescia asfalta i decreti chiesti dai pm e ordina la restituzione a Venditti degli undici dispositivi elettronici prelevati durante il bliz. Di fatto, una sconfessione piena dell'operato delle tesi dell'accusa. La reazione di Venditti non si fa attendere. Il dissequestro, dice, «è l'ulteriore dimostrazione della totale illegittimità» delle iniziative contro di lui, e poi l'affondo: la Procura di Brescia, «pur di perseguire l'obiettivo di sottopormi ad una perquisizione infamante ed espormi in questo modo al pubblico






