L’infanzia divisa tra due mondi, la caccia globale ai trafficanti di animali. Poi la malattia, e la rinascita. Che ora Gilda Moratti ha deciso di raccontare in un libro

di Alessia Gallione

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Gilda Moratti è stata tante cose. E ha fatto tante cose. Ha bazzicato i peggiori rave del centro Italia e lavorato da Sotheby’s tra Londra e New York; ha vissuto con 17 cani a Milano e con una tribù in Amazzonia; al fianco del fotografo Gregory Colbert ha raggiunto i pinguini in Antartide e seguito le migrazioni di colibrì tra Arizona e Messico; si è infiltrata tra i pirati somali nel ghetto di Nairobi per prendere informazioni su un scambio di avorio e armi. Niente era abbastanza per l’agente di Earth League – l’organizzazione fondata insieme ad Andrea Costa – che collaborava con i servizi segreti per combattere il traffico di specie protette: “Ma dopo dieci anni, mi stava distruggendo. Dovevo essere l’eroina, una wonder woman che non aveva paura di niente e di nessuno”. Fino a quando ha trovato il coraggio di smettere di fare la guerra. E ha scritto un libro, in cui ha mostrato le sue “fragilità più profonde”. Si chiama Terra, come la protagonista di questo romanzo autobiografico. Un diario della malattia e della rinascita, “sincero, a tratti crudo. Sempre vero”. Scrive: “La morte mi danza attorno da quando ero piccola”. Nel 2021, l’ha vista in faccia: le hanno diagnosticato un cancro ai polmoni con metastasi a cervello e ossa. “I primi medici mi avevano dato non più di due mesi. Un giorno, immobilizzata in un busto, piena di morfina, sopraffatta dalla paura per quello che sarebbe accaduto ai miei tre bambini, ho rivolto una domanda... all’universo. È stata una frazione di secondo ma, di fronte alla consapevolezza che la morte, forse, è solo una transizione, ho sentito una pace incredibile. Certo che volevo vivere, ma invece di disperarmi potevo accettare quello che mi stava accadendo. E usare l’immaginazione per affrontare il futuro in maniera differente”.