«Si crede spesso che gli autori di fantascienza siano perspicaci lettori del futuro, in grado di vedere cose che gli altri non vedono. In realtà, ben pochi si sono distinti in modo eccezionale, sotto questo aspetto; quanto a me, il mio record è basso al punto che potremmo definirlo abissale», confessò nel 1973 Isaac Asimov nella sua antologia Il meglio di Asimov, nel presentare un racconto che si intitolava Il destino di Marte, e che considerava invece una eccezione, per esserci riuscito a prevedere «gli effetti euforici delle passeggiate nello spazio con una quindicina d'anni di anticipo».

Poca roba, se vogliamo, rispetto al modo in cui Jules Verne aveva invece immaginato sommergibile, aereo, viaggi sulla Luna, tv e grattacieli con l’aria condizionata. Asimov morì però nel 1992, poco prima che esplodesse quel fenomeno Internet in qualche modo da lui anticipato con il Multivac di molti suoi racconti. Anche se è un sistema centralizzato e non decentrato, è sembra essere un po’ più dispendioso.

Ancora meno preveggente fu l’altro grande padre della fantascienza moderna Herbert George Wells, se non per cose distruttive: carri armati, bomba atomica e perfino una Prima Guerra Mondiale che però immaginò anche più devastante della realtà, visto che riporta il mondo al Medio Evo. Insomma, in linea generale Asimov ha ragione. Ma a volte la fantascienza davvero, se non anticipa, comunque spiega la scienza.