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7 NOVEMBRE 2025

Ultimo aggiornamento: 18:33

Nelle settimane scorse, le reazioni della “community” professionale del cinema e dell’audiovisivo a fronte degli annunciati tagli al sostegno pubblico sono andate crescendo, amplificate anche da alcune trasmissioni televisive, in primis Report su Rai 3 (nelle puntate di domenica 26 ottobre e domenica 2 novembre) e poi Piazza Pulita su La7 (giovedì 30 ottobre) e FarWest su Rai2 (venerdì 7 novembre): questi riflettori – inevitabilmente semplificatori nella descrizione dello stato di crisi del settore, a causa dei format imposti dal linguaggio televisivo – hanno evidenziato sia la profondità delle patologie dell’intervento della mano pubblica, sia la drammaticità diffusa della disoccupazione crescente.

Nella giornata di venerdì 7, s’è registrato un episodio “divertente”: in mattinata, il ministro della Cultura Alessandro Giuli (FdI) annuncia di aver reperito risorse per ridurre il taglio dei fondi per il 2026, recuperando 100 milioni di euro. Nel 2025, il Fondo Cinema e Audiovisivo è stato di 696 milioni di euro (stesso budget del 2024), ma per il 2026 la bozza di Legge di Bilancio in gestazione prevede 550 milioni, con 146 milioni in meno. Hanno protestato in modo “soft” le associazioni delle imprese (Anica, Apa, Cna…), hanno protestato in modo “hard” le associazioni dei lavoratori (in primis il movimento #Siamoaititolidicoda…).