Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
7 NOVEMBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 18:56
Al summit dei leader che precede l’apertura ufficiale della Conferenza delle Parti sul clima di Belém, in Brasile, mentre il segretario generale dell’Onu, António Guterres parla di “decenni di negazione e ritardi” e “fallimento morale e una negligenza mortale”, la premier Giorgia Meloni è fra i grandi assenti, insieme ai presidenti degli Stati Uniti e della Cina, Donald Trump e Xi Jinping. Al summit, però, è andato il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, che ha parlato di nucleare, biocarburanti e finanza climatica. “Abbiamo dotato il nostro Fondo per il Clima di oltre 4 miliardi di euro, che stiamo indirizzando in particolare a progetti in Africa” ha detto, sorvolando sul fatto che è stato stanziato solo un terzo delle risorse destinate a quel fondo, a causa di ritardi nell’approvazione dei progetti (Leggi l’approfondimento). Ma non è l’unico problema. Perché nel Paese che negli ultimi 11 anni ha subìto oltre 800 eventi estremi solo nelle città sopra i 50mila abitanti, nel dimenticatoio sono finiti anche la legge sul consumo di suolo e il Pnacc, il Piano di adattamento al cambiamento climatico (al centro della Cop 30 di Belém). Fermo a distanza di due anni dalla sua approvazione, come pure l’Osservatorio nazionale che doveva essere istituito con un decreto da emanare entro il 21 marzo 2024.












