Orazio De Santis aveva cent’anni: a soli 19 fu rastrellato nelle fabbriche del Ponente genovese. In 1.488 furono trasferiti a Mauthausen e costretti a lavorare nel Reich come schiavi
Il tesserino di riconoscimento del campo di concentramento di Linz rilasciato a Orazio De Santis
Genova – Se ne è andato Orazio De Santis, aveva compiuto cent’anni lo scorso aprile. Con lui scompare l’ultimo superstite del rastrellamento nazifascista del 16 giugno 1944: la più grande deportazione di lavoratori della storia europea.
Il capoluogo ligure era stato occupato dai tedeschi e consegnato alla Repubblica sociale e l’Italia viveva l’ultimo anno della Seconda guerra mondiale. De Santis era rimasto l’ultimo testimone diretto di quello scempio voluto da Hitler e scrupolosamente organizzato dal prefetto Emanuele Basile, capo dei fascisti genovesi in quell’oscuro anno.
Hitler voleva manodopera da usare nelle sue fabbriche della morte e non voleva pagarla. Per questo il regime italiano aveva pescato tra i più sindacalizzati. E tra i più bravi. Così si liberava anche degli oppositori.






