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6 APRILE 2026

Ultimo aggiornamento: 8:59

Il dramma della prigionia in quattro diversi campi di concentramento in più di un anno, poi le porte del forno crematorio aperte davanti ai suoi occhi, fino alla liberazione da parte degli americani. Salvatore Giujusa, di Mazzarino (Caltanissetta) la prima benedizione l’ha avuta nel 1945, quando nell’ultimo lager in cui era stato deportato, insieme a 80 persone, sul punto di essere ucciso, fu graziato dall’arrivo dall’esercito angloamericano. Aveva 25 anni. La giustizia è arrivata solo 80 anni dopo, dopo la sua morte, quando i figli hanno portato avanti la sua causa per ottenere un riconoscimento, dando un prezzo a quei giorni di prigionia. Il tribunale di Trieste ha riconosciuto infatti un risarcimento per crimini di guerra, ribadendo che reati di questo tipo non si possono prescrivere. La condanna è per la Germania, cui è stata addebitata la responsabilità per i crimini di guerra negli anni della Seconda guerra mondiale.

Dopo una lunga battaglia legale, sostenuta con gli avvocati Girolamo Rubino e Alessio Costa, agli eredi del vicebrigadiere dei carabinieri che ha ottenuto anche la medaglia d’onore alla memoria da parte del presidente della Repubblica, andranno 19mila euro più interessi, ben di meno dell’iniziale richiesta di 500mila euro avanzata dai legali ma già un successo per il riconoscimento economico che in altre cause con la Germania è stato quasi sempre negato o – anche quando è stato riconosciuto – non è stato eseguito. La somma in questo caso verrà pagata dal ministero dell’Economia attraverso il fondo limitato dedicato alle vittime italiane dei crimini del Terzo Reich. Il tribunale ha riconosciuto la “lesione dei beni della libertà personale e dignità a causa della sottoposizione al disumano regime di internamento sofferto dalle vittime del campo di lavoro”.