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Sabato sera a Tel Aviv, in Israele, 150 mila persone hanno partecipato a una manifestazione per commemorare Yitzhak Rabin, l’ex primo ministro israeliano che iniziò il processo di pace con i palestinesi e per questo fu ucciso da un estremista ebraico trent’anni fa, il 4 novembre del 1995. I manifestanti si sono trovati in piazza Rabin, nel centro della città: prima di essere dedicata a lui quella piazza si chiamava piazza dei Re d’Israele, e fu il luogo dove Rabin tenne il suo ultimo comizio politico in favore della pace.
Il magazine americano New Yorker ha definito quello di Rabin «uno degli omicidi politici più efficaci della storia». In effetti il suo assassino, l’estremista Yigal Amir, ottenne tutti gli obiettivi che si era prefissato: nel giro di poco tempo il processo di pace con i palestinesi fallì, e la destra religiosa accumulò sempre più influenza. Molti dei personaggi che oggi hanno un ruolo centrale nella politica israeliana e nella guerra nella Striscia di Gaza ebbero un ruolo anche nei fatti che portarono all’assassinio di Rabin, compreso il primo ministro Benjamin Netanyahu.
Un manifesto che raffigura Rabin a Tel Aviv nel 2015 (AP Photo/Oded Balilty)
Benché oggi sia noto soprattutto per aver cominciato il processo di pace con i palestinesi e per la storica foto della stretta di mano con Yasser Arafat, che era il leader dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, Yitzhak Rabin era anzitutto un militare. Nel 1948 partecipò come ufficiale dell’esercito israeliano alla guerra che portò alla nascita dello stato di Israele, e che per centinaia di migliaia di palestinesi coincide con la nakba (“catastrofe” in arabo), cioè l’espulsione forzata e violenta dalle proprie terre.











