L’altra notte a Tel Aviv, nella casa dei Rabin, non è caduto solo il tabù che vietava ad Arafat l’ingresso in Israele. Lontano dalle telecamere, per la prima volta palestinesi e israeliani hanno condiviso le lacrime e il dolore per la morte di un uomo ucciso. Il pianto dei Rabin, il pianto del capo palestinese. «C’è stata autentica commozione, e lacrime, dall’una e dall’altra parte», ci racconta con pudore Abu Alaa, uno dei due alti dignitari dell’Olp che accompagnava Arafat.
Nel nome di Rabin in ottantamila a Tel Aviv contestano Netanyahu
dalla nostra inviata Gabriella Colarusso
Tutt’altro che una visita di circostanza. È durata un’ora e mezzo, dice Abu Alaa, presente l’intero clan dei Rabin: Lea, la vedova di Yitzhak Rabin, il figlio, la figlia, i nipoti. Arafat aveva lasciato a Gaza la kefiah e indossava quella sua casacca verde senza gradi nella quale somiglia ad un generale in pensione. Con lui c’erano i due palestinesi che condussero in prima persona il negoziato di pace con Rabin: Abu Alaa e Abu Mazen.
Rabinovich: “Con Yitzhak Rabin cercavamo la pace, chi allora lo combatteva oggi è al governo”







