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6 NOVEMBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 8:15
Una commissione parlamentare d’inchiesta per far luce sui casi di Luca Attanasio e Mario Paciolla? Sono dossier molto diversi fra loro, ma con alcuni elementi in comune. Anzitutto, il coinvolgimento delle Nazioni Unite, con dinamiche e comportamenti poco trasparenti e il ruolo ambiguo di alcuni funzionari Onu. In secondo luogo, il silenzio del governo italiano, che non è stato finora in grado di prendere una posizione a difesa di tre suoi cittadini peraltro esemplari. Infine, l’impossibilità o la mancanza di volontà di giungere a un iter giudiziario compiuto.
Ripercorriamo le due vicende. Mario Paciolla fu trovato impiccato nella sua casa di San Vicente de Caguàn il 15 luglio 2020. Già cooperante in Colombia, era stato poi assunto nella Missione di Verifica dell’Onu per il rispetto degli accordi di pace tra il governo colombiano e le Farc. Mario operava in una zona ad alta tensione e il suo rigore probabilmente lo aveva messo in una posizione scomoda: da settimane prima della sua morte aveva espresso forte preoccupazione e timori per la sua vita e proprio il giorno prima della morte aveva comprato un biglietto per tornare in Italia. Il giorno dopo era morto, impiccato con un lenzuolo. Ma troppi elementi smentiscono la versione ufficiale: graffi ed escoriazioni non compatibili con un suicidio, l’appartamento ripulito con la candeggina prima che fossero eseguiti i rilievi ufficiali, gli effetti personali gettati in discarica, pc e appunti spariti. Ruolo cruciale nell’inquinamento delle prove sarebbe stato svolto da un ex militare, Christian Leonardo Thompson Garzón, incaricato della sicurezza della Missione in San Vicente del Caguán. Un anno dopo, Thompson veniva promosso direttore nazionale del Centro di Operazioni di Sicurezza, all’interno del Dipartimento di Salvaguardia e Sicurezza della Missione. Posizione da cui gli era fra l’altro più semplice monitorare l’andamento delle indagini sul caso.






